Sunday, March 8, 2026

L’ideologia quale nemica della libertà di pensiero.

Un motto di spirito attribuito a Karl Kraus riporta: “Per riconoscere se un uovo è marcio, non c’è bisogno di essere una gallina”. Presupposto il buonsenso, basta allora un piccolo sforzo per rendersi conto che, in quest’epoca, le divisioni all’interno della socialità avvengono persino sull’evidenza o, per meglio dire, contrariamente a questa. 

Dissentire su dei concetti, siano questi politici, filosofici o altro, è naturale ed endemico al dibattito civile, ma la divisione sull’evidenza fattuale è qualcosa che oltrepassa tale limite. Si potrebbe dire che appartiene alla follia ed al delirio, anch’essi certamente presenti, e, con l’Henrìcus, ricordare: “più vale un filosofo povero che un principe matto”. Il caravanserraglio del dibattito pubblico ha, però, la peculiarità di sapersi mantenere sul confine tra sanità e delirio oltrepassando, e di margine, solo quello della decenza, sia questa politica, etica o razionale. Se uno vuol leggere Kant alla maniera di Fichte e, magari, aggiungervi una propria interpretazione terza, questo non solo è legittimo, ma aggiunge persino qualcosa al discorso culturale, ma se vi sono persone che si dividono tra loro e s’insultano - o peggio - poiché gli uni ritengono che la terra sia piatta e gli altri che non lo sia, questo non è un tema di dibattito, ma è una disputa buona per un frenocomio. 

Quando è allora avvenuta la legittimazione del non-discorso che ha preso piede, in particolare nel XXI sec., e perché? Non sono forse le ideologie che hanno dominato e sconquassato lo scorso secolo i prodromi di quanto avviene oggi? Non erano proprio queste ideologie, le quali sono più delle solite tre additate, a basarsi su inversioni dell’evidenza con le quali si proclamavano illazioni di superiorità razziale, di trasferimento della proprietà allo Stato e si vaneggiava persino di un “individuo-Stato”? Queste ideologie, attraverso le quali la realtà svaniva sotto gli altoparlanti della propaganda, hanno indotto milioni di persone a scannarsi tra loro per un vuoto etico ed umano che nessuno ha saputo arrestare attraverso un dibattito razionale poiché questo, in un contesto dominato dalle narrative, viene escluso fin dal principio. Chi provi ad argomentare razionalmente con coloro i quali hanno dalla loro solo frasi fatte e programmi ideologici ha già perso in partenza. L’ideologia è un nemico sottile della libertà di pensiero che si sottrae alle forme del dibattito razionale e tollera solo la ripetizione dei propri assunti, i quali, insignificanti oggettivamente, acquisiscono una loro pseudolegittimità attraverso la ripetizione continua nell’arena delle parole d’ordine e cliché che questa determina. Una sorta di moneta cattiva che scaccia quella buona.

La peste di menti e coscienze che si manifesta nell’ideologia è rapidamente rilevabile nell’antisemitismo, il quale, nonostante tutto, continua a mostrare il proprio ghigno maligno attraverso i tempi. Si credeva, e sperava, che quanto avvenuto nello scorso secolo, ossia il tentativo di distruzione degli ebrei d’Europa (Raul Hilberg), avrebbe sancito la fine di questa buia affezione di anima e cervello contro un popolo di dimensioni minuscole com’è quello ebraico. Invece, proprio il XXI sec. vede il risorgere di questo abominevole fenomeno, sovente in forme pedisseque rispetto a quelle del passato. Persino topos grotteschi come quello dell'accusa del sangue o della “cospirazione ebraica” e testi falsi ed infami come i Protocolli sono tornati di moda, facendo paradossalmente seguito al più mostruoso attacco contro la popolazione d’Israele. L’antisemitismo più becero blatera e vaneggia, ormai apertamente, tanto da sedi istituzionali quanto private e trionfa, in maniera sconcertante, nell’anonimato online. Anche qui si intravede il disturbo mentale o morale: se uno ritiene di fare una cosa giusta, perché mai dovrebbe mettersi un passamontagna? Non è già questo segno di una contraddizione evidente? Chi mai indosserebbe un balaclava per fare un prelievo in banca se non un rapinatore? Costoro sono vili perché immorali, altri direbbero immorali perché vili e, proprio perché ingiusti, vogliono veder trionfare il male e l’ingiustizia. 

In un articolo del 2024 dal titolo The New Antisemitism, Noah Feldman, oltre ad osservare il fatto paradossale secondo cui “nei mesi successivi all‘attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, gli episodi di antisemitismo sono aumentati in modo sostanziale”, scriveva: “La nuova narrativa che dipinge gli ebrei come oppressori è, in fin dei conti, fin troppo simile alla tradizione antisemita che individua negli ebrei gli unici meritevoli di condanna e punizione, sia nella sua antica forma religiosa sia nella sua iterazione nazista. Come quelle precedenti forme di antisemitismo, anche quella nuova non riguarda in ultima analisi gli ebrei, ma l’impulso umano di puntare il dito contro qualcuno a cui attribuire la responsabilità dei nostri mali sociali”. Qui, oltre a dover respingere l’opinione secondo cui questo possa esser detto un “impulso umano”, si dovrebbero aggiungere anche i mali individuali, poiché è nel senso di inadeguatezza di fronte alla realtà, nell’insoddisfazione ed il fallimento personale ed in una mediocre capacità intellettiva che trova radici la cecità umana e morale che fomenta l’antisemitismo in un individuo. Altri hanno già detto che l’antisemitismo è un culto per falliti, ma questa è una dichiarazione inadeguata. La realtà dei fatti ci dice che nessuna brava persona può essere antisemita, chiunque lo sia sta solo dichiarando, in una maniera che è purtroppo tornata ad essere socialmente alla moda, di non essere una brava persona.

Per ricapitolare: il momento di massimo dolore di Israele ha incontrato il muro dell’opposizione e della negazione. Squallidi soggetti hanno invaso la rete spargendo calunnie, ingiuriando e mostrando un lato oscuro che covava, da neppure un secolo, sotto le ceneri. Quelli che un tempo indossavano camicie brune si avvolgono, oggi, in una kefiah, oppure vanno in camicia rossa insieme a qualche tradizionalista che continua a tenerla nera, avviluppandosi in un falso moralismo “antisionista” proprio perché altro non hanno se non la ripetizione pappagallesca di parole d’odio. 

I Pavolini e gli Starace d’oggi, colmi di pregiudizi e diffusori di parole false e suadenti, sono stati d’un tratto catapultati sulla ribalta degli studi televisivi e delle pagine di quotidiani nazionali come gente che ha qualcosa da dire; quelli che, già dall’8 ottobre, volevano “contestualizzare” l’orrore ed hanno trovato, nell’infamia, un modo per far carriera. L’antisemitismo ha la prerogativa di far sempre uscire il marciume allo scoperto. Costoro, ignorando la storia e mancando di senso e coscienza, ritengono basti riunire una mandria di forsennati e dementi per trasformare la realtà nel suo contrario e far trionfare il delirio. Purtroppo, proprio come insegnano i fatti orribili e spaventosi dello scorso secolo, costoro riescono ad irretire fin troppi e provocare anche enormi tragedie, ma il giudizio della storia e della coscienza umana sarà sempre netto ed impietoso. È da questa condanna, da questo distanziamento della coscienza dal male, che dipende il giudizio autenticamente umano, il quale si oppone all’odio assurdo e cieco. 

Cosa significa, allora, quanto sta avvenendo sotto gli occhi di tutti e quale giudizio se ne può trarre rispetto ad un’epoca ed alla sua socialità? Non vuol forse dire che, nel momento in cui si abbandona la strada dell’evidenza per addentrarsi nel deserto del pregiudizio e della mistificazione della realtà, ci si avvia anche sulla via dell’efferatezza? Ed a chi può mai convenire questa deriva? Il tramonto dell’evidenza non è forse indicativo di una pericolosa sterilità umana e culturale? Chi può trarne vantaggio? Perché avviene? La follia ed il delirio sono delle forze le quali si pongono nella direzione contraria alle necessità dell’individuo: un malato di mente è sovente pericoloso per sé o per altri. Il malato ha, però, una giustificazione intrinseca nella malattia che lo travolge e sconvolge, ma i “cosiddetti sani” (Fromm) che giustificazione possono addurre?