Saturday, February 16, 2019

Lettera sulla terra piatta.

Quello che segue è il riassunto, rielaborato e condensato, di uno scambio di email in risposta ad una sincera richiesta di chiarimenti sul non-tema della terra piatta. Poiché, a dispetto di qualunque evidenza, questo sembra un argomento che si manifesta, oggi, sempre più attraverso le diverse piattaforme online, ho ritenuto doveroso testimoniare, attraverso l’offerta di un modestissimo ragionamento, in un discorso come quello sulla “terra piatta”, ossia in un dibattito al limite del delirio, in cui si mostra, ben più che in altri gravi discorsi ed ideologie della nostra epoca, il pesante e radicale smarrimento culturale contemporaneo. Discorsi di tal genere, siano questi fantasticherie sulla terra piatta o d’altro tipo, sono resi possibili in una situazione in cui l’individuo contemporaneo è già stato, in precedenza, intellettualmente stravolto e soggiogato e, per questo, divenuto psicologicamente infinitamente più malleabile e suscettibile di condizionamento ideologico da parte del primo o ultimo venuto. Poiché l’individuo contemporaneo viene accolto e cresce ormai in una società radicalmente e drammaticamente ideologica, ossia in un mondo in cui la rappresentazione, sia questa mediatica, di partito, d’interesse commerciale o individuale, è in grado di sostituirsi efficacemente alla realtà percepita e vissuta, egli è già psicologicamente pronto ad accogliere qualunque messaggio, purché questo abbia quel formato o quelle caratteristiche a lui note dell’ideologia, ossia di un costrutto concettuale con il quale si può abilmente o grossolanamente sostituire la realtà con un modello realizzato ad arte.
Rendo disponibile il riassunto rivisto di questo scambio epistolare elettronico omettendo, per ragioni di privacy, la parte del mio interlocutore, con la speranza che questo possa essere di utilità anche per altri ingannati da queste tesi banali ed assurde dietro cui si vede, chiaro, un interesse economico da parte di alcuni nel far fessi gli altri.

Lettera sulla terra piatta.

            Caro amico,
            La ringrazio molto per la Sua email e per la fiducia accordatami. Quello che vorrei dirLe, in primo luogo, è che Lei non ha bisogno di credere a nessuno se non nel ragionamento e, dal tono della Sua lettera, mi appare chiaro che Lei è in grado di seguire un discorso dalle premesse logiche fino alle conseguenze.
            Il tema della terra piatta è, in realtà, un non-tema generato in larga parte dalla strabiliante e significativa confusione culturale, sociale ed intellettuale imperante al giorno d’oggi, ma anche dal completo fallimento delle istituzioni che dovrebbero essere “educative” e sono, invece, impegnate a fare ben altro. Già il matematico Eratostene, tra il terzo e il secondo sec. A.C., aveva trovato un modo rigoroso e geniale per misurare la circonferenza terrestre, oggi basta invece un laser per ottenere un esperimento più immediato e dimostrarne facilmente la curvatura (qui il video dell’esperimento laser effettuato dal Discovery Channel: https://www.youtube.com/watch?v=QVa2UmgdTM4). Potremmo andare molto oltre sul tema delle dimostrazioni scientifiche menzionando che, se la terra fosse piatta, la teoria della relatività non potrebbe essere applicata, molti elementi fondamentali della scienza contemporanea o della cosmologia non avrebbero alcun senso e l’intera fisica sarebbe, anzi dovrebbe essere, completamente diversa – pensi alla trasmissione delle onde radio, i radar, il sistema GPS, il pendolo di Foucault, l’effetto Coriolis, etc. Un approfondimento su questi temi porterebbe però il discorso su un piano forse più difficile da seguire. Credo che l’esempio di Eratostene ed il video sull’esperimento laser del Discovery Channel siano sufficienti per capire che parliamo di un falso problema o, per meglio dire, di un’enorme sciocchezza fatta passare per altro da ciò che è. Ovviamente oggi viene fatta molta caciara su molti temi lapalissianamente evidenti per distrarre da argomenti seri e rilevanti per noi tutti e questo avviene, in particolare, grazie allo stato di confusione ideologica primaria motivata politicamente e imposta dalla società generalista – quella controllata, per l’appunto, da coloro che hanno un interesse a dirigere il mondo in una direzione a loro favorevole, come anche da Lei menzionato. A mio avviso, la spaventosa confusione sotto cui brancola la società contemporanea è anche il prodotto della mentalità sofistica che si è impadronita, da lungo tempo, delle categorie del pensiero, lasciando credere a chiunque di poter determinare qualunque verità attraverso discorsi ingannevoli e fantasie squinternate. Tutte queste storie, dalla terra piatta a quella cava, fino agli sproloqui di scientology, mormoni, testimoni di geova e chi più ne ha più ne metta, sono la chiara manifestazione di uno scellerato relativismo che si propone come una marea di opinioni contrastanti senza tener conto del fatto che tra un’idea ed un’opinione vi è sempre un rapporto epistemico nullo e tra queste non è possibile porre alcuna relazione se non quella artata, fantasiosa e ingannevole. L’opinione prova a travestirsi da idea, tanto quanto il lupo prova a travestirsi da agnello, mentre l’idea è essa stessa e basta. Come Le dicevo, è sufficiente seguire un ragionamento in maniera propria per arrivare a delle conclusioni che non siano forsennate.
            Oggi c’è troppa gente che si trova smarrita e confusa in un mondo tecnicamente ed ideologicamente complesso e, al tempo stesso, ama imporre la propria confusione come se questa fosse una verità di qualche genere; i fomentatori di opinioni sulla terra piatta sono soltanto uno dei casi più esagerati ed estremi di questo blaterare contemporaneo. Se c’è un modo per riconoscere costoro, i sofisti fomentatori di opinioni bislacche, è proprio dal fatto che questa gente si propone sempre come portatrice della verità senza lasciare nessuno spazio al dubbio, al dialogo o al discorso critico. Costoro proclamano di possedere “la verità” con la “V” maiuscola, come se questa fosse un bel giocattolino tra le loro mani. Chiunque creda di avere possesso ed accesso esclusivo ad una verità esclusa dal dialogo, in realtà non vi ha alcun rapporto, poiché la verità è sempre condivisibile seguendo il percorso del ragionamento e non della mera persuasione. Se cento o mille o un milione di persone possono venir persuase che la terra sia immobile e al centro dell’universo questo non prova nulla né invalida l’argomento di uno solo il quale ribadisca che così non è, detto in altre parole, le opinioni hanno sempre un valore epistemico nullo.
            Poiché da quella volta in cui incontrai quel signore che mi diede un volantino sulla società della terra piatta ho iniziato ad interessarmi del fenomeno, sono consapevole del fatto che tali elucubrazioni vengono spesso associate al testo biblico e questo è il solito vecchio trucco per ingannare o farsi obbedire da altri che non ne sappiano ancora abbastanza – questo, però, è anche  uno degli innumerevoli punti in cui si rivela chiaro il carattere difensivo – e mi lasci dire anche democratico – della conoscenza, ossia nel fornire degli argomenti da opporre a chi ci dica bellamente: “questo è così e basta”. I riferimenti a passi come quelli nel Genesi sulla separazione delle “acque che sono [da] sotto il cielo” (hammayim mitakhat hashamayim, הַמַּיִם מִתַּחַת הַשָּׁמַיִם),” o il famoso passo di Giosuè quando, durante la battaglia di Gabaon, “comanda” al sole di fermarsi, rappresentano i soliti discorsi pregalileiani con cui si manipola un testo complesso e antico per ragioni spesso discutibili. La Bibbia, termine già in sé estremamente complesso, è un insieme di libri scritti in lingue diverse ed in un periodo di quasi un millennio, dunque non è rappresentabile in maniera univoca sotto un’intepretazione culturalmente passiva ed artata che voglia dichiararla in un modo o nell’altro: come già faceva del resto osservare il Galilei ai suoi inquisitori, la Bibbia non è un trattato di Scientia naturalis. Se mi chiede, poi, anche la mia personale opinione, io non ritengo per nulla che il divino abbia “parola”, quantomeno non nel senso in cui la intendiamo noi umani. Quello che personalmente trovo “divino” all’interno del testo biblico – così come in altri testi – sono l’indirizzo ed il senso etico. La Bibbia, come dicevamo, è una raccolta di libri dalle enormi complessità compilati nell’arco di diversi secoli che non possono essere trattati come se fossero stati scritti ieri e, soprattutto, come se fossero stati vergati in italiano corrente! Persino i valori numerici menzionati nell’Antico e nel Nuovo testamento hanno incredibili valenze e complessità simboliche, per non parlare del fatto che sia le lettere ebraiche sia quelle greche possono anche essere lette numericamente e questo ha dato luogo a interpretazioni numerologiche complesse come quelle dei cabalisti ed altre. Tutto questo per dire che quelle formule linguistiche antiche, siano queste bibliche ma anche quelle di tradizioni culturali diverse, non significano interamente quello che noi vi intendiamo e, soprattutto, poiché il divino non ha lingua, da qualche parte è infatti scritto che il divino si esprime nella lingua degli uomini, questa “lingua degli uomini” contiene allora tutti gli aspetti e le contraddizioni umane, non certo divine. La stessa idea che il divino possa essere propriamente riferito dall’essere umano viene fugata in non pochi passaggi biblici fondamentali, non ultimo il rapporto che Mosè intrattiene con il divino attraverso il roveto ardente. La Bibbia, come osservava il grande teologo A. J. Heschel, non è un libro su Dio, ma un libro sull’uomo (Le suggerirei, in proposito, proprio la lettura di Chi è l’uomo di Heschel).
            Non si senta smarrito tra i “meandri del sapere” e non si scoraggi: faccia solo estrema attenzione a quei tanti “falsi maestri”, di cui sono costellate le vie del mondo, i quali “per avidità di denaro, saranno pronti a dirvi qualsiasi cosa pur di sfruttarvi.” (II Pietro, 2:3). Il riferimento di fronte ai discorsi iperbolici di questa gente dev’essere sempre quello dei libri e del ragionamento. Il messaggio teologico non è, per fortuna o purtroppo, un discorsetto semplice e riducibile a poche velleità umane, ma un complesso enigma di cui, al momento, ben poco ci è rivelato: per contrario a quanto declamano i fautori della terra piatta e di tante altre fantasie, sono proprio la grandiosa meraviglia e complessità del cosmo ad ispirare un senso del divino che manca a tutte quelle contorte semplificazioni che vogliono ritrovare, nell’universo, sempre e solo lo specchio delle nostre velleità e della nostra minuscola ed arrogante volontà di potenza umana – e questo vale anche per le tante sette religiose che vanno dai mormoni, ai testimoni di geova fino a scientology e persino le grandi religioni le quali hanno in gran parte perso, da tempo, la sfida di fronte al grande tema del divino rifugiandosi nella formalità del rito e nella catechesi confessionale.
            L’altro argomento cui Lei fa riferimento, ossia il controllo oligarchico della società, è un tema reale sul quale è però importante non creare confusioni poiché queste, alla fine, favoriscono proprio coloro che detengono i mezzi e determinano i fini a loro vantaggio e nostro discapito. L’analisi e la critica seria e reale del modello sociale contemporaneo si trova in autori profondi come, in epoca recente, Herbert Marcuse e la Scuola di Francoforte o altri più complessi e distanti nel tempo. Chiaramante le oligarchie dominanti mantengono il controllo culturale delle società, ma non lo fanno attraverso trovate risibili: il controllo avviene attraverso la scuola e l’università e, poi, grazie al mondo della produzione, del lavoro e del consumo e, infine, attraverso l’intrattenimento/distrazione di massa. Sa, c’è un vecchio principio logico, detto Rasoio di Occam (Novacula Occami), il quale dice che non bisogna andare a pensare ipotesi fantastiche e fantasiose quando si può spiegare un fatto con quello che si ha a disposizione, ossia se vediamo un’impronta per terra in un campo abbandonato non dobbiamo immediatamente pensare all’uomo delle nevi, ma dobbiamo magari partire da un cane, una capra, un porcospino, una mucca, etc. Bisogna sempre seguire il ragionamento e questo procede sempre in maniera rigorosa e non attraverso salti concettuali immaginari, iperbolici e, mi consenta di dirlo, anche assurdi. C’è un noto passaggio della Metafisica in cui Aristotele dichiara: “per un individuo esperto di geometria la maggiore stranezza al mondo sarebbe quella della commensurabilità della diagonale rispetto al lato”;[1] parafrasando questo passaggio potremmo anche dire: per un individuo esperto di geometria, o capace di ragionamenti elementari, la più assurda stranezza al mondo sarebbe proprio quella della terra piatta.
            Che i “dottori” cui Lei fa riferimento – e l’hanno purtroppo mal consigliata –appaiano in buona fede non significa che non siano a loro volta degli ingannati o degli ingannatori. Nonostante io prenda atto delle Sue parole, mi riesce onestamente difficile credere che persone le quali propagano tesi come quelle della terra piatta possano essere davvero in buona fede. In ogni caso, per me “buona fede” significa essere sempre aperti ad argomentazioni contrarie alle nostre. Come Le scrivevo: valuti i concetti secondo ragione, tralasciando le fantasticherie che vengono prodotte da ogni parte solo per confondere e distrarre. Riuscire ad indirizzare verso un percorso di senso, che è poi sempre un discorso autenticamente umano, è il vero compito della cultura e la cultura e il dialogo sono anche fonti di calore e di luce. Si ricordi, come ultima cosa, che la cultura è anche un modo di resistere alla follia e all’arbitrio ed i libri autentici sono, in questo percorso, i nostri più grandi e migliori alleati.
Cordiali saluti,
Sergio Caldarella




[1] Libro I, (A), 2-3, 983a.

Wednesday, August 8, 2018

Scommessa per il nuovo millennio

Un articolo del 1999 con una particolare scommessa in risposta a coloro che dichiaravano la fine del mondo imminente.

Wednesday, August 1, 2018

Domani è già oggi.

Quella che segue è la traduzione di un articolo online del libero giornalista tedesco Oliver Scheel, collaboratore di Wetter.de. Testi come questo mostrano la gravità della situazione climatica contemporanea e, al tempo stesso, quanto il dibattito culturale autentico su temi e problemi della più profonda gravità sia ormai relegato ai margini della società, nonostante l’urgenza drammatica di un tale dibattito ed a dispetto dei benefici che se ne trarrebbero.

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Blog del 24 luglio 2018: Tempeste e disastri ovunque e noi continuiamo come se nulla fosse.

In Grecia 75 morti, in Giappone 41 gradi, una temperatura mai misurata prima, incendi boschivi fuori controllo in Svezia e Lettonia, ossia nel freddo Nord Europa, alte temperature a Capo Nord ed una grave siccità in Germania. In più anche un tornado negli Stati Uniti, oh, ma non parliamone più. Così come non vogliamo parlare dei 21 morti causati da tifoni in Vietnam mentre in Bangladesh, come annunciato dall’associazione SOS-Kinderdörfer, il prossimo disastro è imminente. Oltre 100.000 bambini sono in pericolo mortale a causa del monsone. E allora?
Quelli che preferiscono chiudere gli occhi sulle enormi dinamiche del cambiamento climatico dicono che è sempre stato così. Sì, l’uno o l’altro evento climatico singoli si sono sicuramente verificati una volta o un’altra, ma la violenza e l’intensità delle crisi cui assistiamo è nuova, così come la loro estensione. Il cambiamento climatico è qui, è reale ed assale con forza allarmante le nostre esistenze.
Al momento la politica conosce solo il tema “rifugiati e integrazione”. Al tempo stesso, i nostri capi di governo non si avvedono del fatto che il cambiamento climatico è una delle cause della migrazione che aumenterà enormemente nei prossimi anni.
La finestra d’opportunità per limitare il cambiamento climatico a due gradi si chiuderà presto. Forse si è già chiusa e non lo sappiamo. I drastici cambiamenti nel nostro clima, così come si nota al momento, avranno un pesante impatto sulle nostre vite. In Germania ci stiamo dirigendo verso condizioni climatiche di tipo spagnole o almeno simili al nord Italia. Questo significa che abbiamo bisogno di più serbatoi idrici a causa dei fiumi in secca, forse dovremo anche coltivare piante molto diverse. Tutto ciò produrrà costi devastanti per la nostra economia. Esattamente la stessa economia che, in uno sforzo congiunto con i governi europei, sta attualmente ponendo in secondo piano il tema dei cambiamenti climatici. Vi saranno perdite nel settore del turismo e dell’agricoltura, enormi costi sanitari e una spesa esorbitante per le infrastrutture idriche da realizzare. Eppure continuiamo ad andare avanti come se non ci fosse un domani. E con questa arroganza e ignoranza, lasciamo ai nostri figli un pianeta distrutto. Semplicemente perché non vogliamo vedere con quanta velocità sta cambiando tutto. Con lo sguardo verso il basso continuiamo ad andaresempre più giù verso la catastrofe climatica.

Oliver Scheel

Sito web: https://www.wetter.de/cms/olis-klimablog-das-klima-kreist-aus-und-keinen-juckts-4125726.html
(Fonte: wetter.de)
Traduzione dal tedesco di Sergio Caldarella.

Testo originale:

Blog vom 24: Juli 2018: Unwetter und Katastrophen überall - und wir machen einfach weiter wie immer

Das hat es doch schon immer gegeben, sagen die, die die Augen vor der enormen Dynamik des Klimawandels verschließen. Ja, singulär hat es das ein oder andere Ereignis sicher schon einmal gegeben. Aber die Wucht und die Intensität der Krisen ist neu, genau wie das Ausmaß. Der Klimawandel ist da, er ist real und er greift mit beängstigender Kraft nach uns und unseren Leben.
Aber die Politik kennt derzeit nur das Thema "Flüchtlinge und Integration". Dabei verkennen unsere Staatenlenker sogar, dass der Klimawandel eine der Fluchtursachen ist. Und zwar eine, die in den kommenden Jahren enorm zunehmen wird.
Das Zeitfenster, den Klimawandel auf zwei Grad zu begrenzen, wird bald geschlossen sein. Vielleicht ist es schon geschlossen. Wenn sich unser Klima aber so drastisch verändert, wie es sich momentan andeutet, wird das für unser aller Leben einen heftigen Einschlag bedeuten. Wir steuern in Deutschland auf spanische oder wenigstens norditalienische Verhältnisse zu. Das heißt: wir brauchen mehr Stauseen, weil Flüsse trocken fallen werden, wir müssen vielleicht ganz andere Pflanzen anbauen. Das wird alles verheerende Kosten für unsere Wirtschaft erzeugen. Genau jene Wirtschaft, die derzeit in gemeinsamem Schaffen mit den europäischen Regierungen den Klimawandel schön auf die lange Bank schiebt. Einbußen im Tourismus, Einbußen in der Landwirtschaft, enorme Gesundheitskosten und horrende Ausgaben für die zu errichtende Infrastruktur für unsere Grundversorgung mit Wasser.
Aber wir machen einfach so weiter als gäbe es kein Morgen. Und wir hinterlassen mit dieser Arroganz und Ignoranz unseren Kindern einen kaputten Planeten. Einfach, weil wir nicht einsehen wollen, wie schnell sich alles wandelt. Augen zu und ab in die Kimakatastrophe.
Oliver Scheel ist Freier Journalist und arbeitet für Wetter.de. Er setzt sich deshalb für den Klimaschutz ein, weil er keine Lust darauf hat, dass alles vor die Hunde geht.

(mehr dazu bei wetter.de)

Sunday, April 15, 2018

The self and the reality of perception.

Ways to understand consciousness: the self and the reality of perception[1]

by
Sergio Caldarella

                                                                                                                 Deny the reality of things
                                                                                                                 and you miss their reality;
                                                                                                                 assert the emptiness of things
                                                                                                                 and you miss their reality.
                                                                                                                                      Jianzhi Sengcan


            If someone would try to explain, to an audience of people without a scientific background, the principles under which modern physicists consider the world, the audience would probably see his or her statements at least as mildly delusional or even entirely crazy: not only is contemporary science crowded with all sorts of strange objects,[2] bizarre theories,[3] and counterintuitive behaviors,[4] it also affirms that those concepts and representations are the roots of an unknowable “fundamental reality.”[5] The first realization coming from this apparent “strangeness” of our universe is that every ultimate representation of the so-called “physical reality” is not only impossible, but epistemologically wrong! A physicist once joked that the reason we are unable to mentally represent dimensions higher than the 4th is because we’re made to gather bananas from trees, not to think about the dimensions of our universe. In psychological terms, this means also that every effort to “match” the so called “reality” of the world to our mental faculties is doomed to fail from the very beginning, unless, by stating that the world is as simple as it looks (a rock is just a rock, a tree is just a tree),[6] we prefer to substitute illusion – or a shared illusion – for reality. After all, illusions have power because human beings, in contrast with other animals, tend to act according to what they believe to be true. Therefore, whoever is able to shape your worldview controls you, because most people will act according to the belief system that has been proposed to or imposed upon them. The social consequences of this attitude have been vast and extraordinary throughout the entire history of mankind. If someone can, then, establish a consistency of illusion, that person can create a consistent unreality that benefits him or her in various ways.[7]
            Modern science – including logic – shows that we are allowed, from a physical standpoint, only a vague glimpse into reality, a feeble understanding similar to an island surrounded by a sea of illusions. Isaac Newton, the father of classical physics, after a long series of successful scientific discoveries, humbly declared: “I seem to have been only like a boy playing on the seashore, and diverting myself in now and then finding a smoother pebble or a prettier shell than ordinary, whilst the great ocean of truth lay all undiscovered before me.” Human beings generally tend to be suspicious, or openly skeptical, about such a viewpoint, because they intuitively believe that they possess some sort of personal certitude about the forms of their perceptions and their consciousness of the so-called “reality” of the world. Some philosophers have even announced a convenient conflation of being with perception, as expressed in the phenomenalist proposition of the Esse est percipi, To be is to perceive,[8] by the Bishop of Cloyne. But reference to perception per se doesn’t solve intellectual dilemmas and paradoxes about cognitive issues:[9] we can easily perceive matter as “solid,” a straight stick partly immersed in water as “bent” or the earth as “flat,” all the while knowing that they are not; therefore our esse doesn’t necessarily depend on, or follow, our percipi, unless we prefer to exchange the illusion of the flat earth for its spherical reality. Perception is a limited (and too-often wrong) tool in the investigation of realities, whether they be internal or external, and the same errors that apply to the resulting interpretation of the world through perception are easily carried over to the understanding of ourselves.
            Following the various claims and doctrines of Empiricism, Materialism, Utilitarianism, Huxleyan-Darwinism and Pragmatism, today’s biological sciences have taken a certain approach to consciousness, declaring, in many instances, that “the world is an illusion constructed in our heads.” Obviously, neurologists are not claiming “there is no world out there”; they are simply pointing out the inadequacy of our brain to process reality “as it is.” Strange as it seems, this conceptual attitude is a derivation from the belief that there is indeed a “reality as it really is” out there, and that, even if our mind is playing tricks on us, we can select from this “reality” what is useful or convenient to our survival.[10]
            Somehow we take for granted that the topic of consciousness is related to perception[11] or to the “reality” of the external world; by doing so, we’re establishing a hypothetical relationship between ourselves and what we call, in general terms, “the external world.” When the Peripatetic axiom, nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, nothing is in the intellect that was not first in the senses, eventually made its way into modern philosophy, [12] it became a key element of Empiricism, supporting the belief that our entire thinking is a patchwork of elements we have experienced through the senses. Following this line of reasoning, a unicorn is then merely the sum of a horse and a narwhal or, in other words, all there is is what there is: est quod est.[13] Lewis Carroll, himself a mathematician and a logician, well-aware of the intellectual debate regarding consciousness and perception, instead had Alice say, “one can’t believe impossible things,” to which the Queen replied “sometimes I’ve believed as many as six impossible things before breakfast.” The irony of such an answer should be duly noted.

            When we try to ponder the aforementioned discoveries of physics, we’re thinking about something beyond our realm of perception; then, accepting such conclusions, we can’t interpret reality any longer through only the senses,[14] but through the intellect. Therefore, Leibniz’s addition to the Peripatetic axiom, “nisi ipse intellectus, except the intellect itself,” gives an opening to reach above and beyond the mere senses.
            The idea that what’s outside us determines what’s inside us is an interpretation of reality characteristic of the Western cultural tradition, mainly based on the fact that each human being is a privileged “point of perception.” Other cultures have instead related consciousness and perception only to the interior of the human being and have understood the problem of consciousness as autonomous from the external world: this is the reason why the statues of the Buddha have closed eyes, because they are contemplating the “real reality” inside. Similarly, the Gospel of Luke declared, “No one will say, ‘Look, here it is!’ or, ‘There it is!’; because the Kingdom of God is within you,”[15] and centuries later, M. K. Gandhi echoed, “the truth is to be found nowhere else other than within ourselves,” pointing once again to a concept of truth not based on sign and reference, but which requires a deeper understanding, not necessarily dependent on the external world. Is not just ethical/philosophical thinking that points to an internally generated reality; even neurobiology asserts that the world is, in fact, “inside your brain,” meaning that reality is something generated by the brain, or, to use a similitude, the world is the canvas on which the brain paints “reality.” Some contemporary academics go so far as to claim an “illusion of consciousness,”[16] or a dream within a dream, as Edgar Allan Poe would probably have said, poetically. Neurobiology, with the statement that “reality” is something that “happens inside your brain,”[17] seems to have rediscovered the old philosophical concept of representation (Vorstellung), i.e. that reality seems to be, up to a certain extent, a selection of perceptions. If the brain really manipulates the world to the point of creating a representation that resembles reality in the way that a Tintoretto painting resembles Venice, then all our minds are merely producing elaborate hallucinations and illusions. If this were true to the extent claimed by some neuroscientists, we would have no physics, mathematics, logic, philosophy, or even any common understanding, because a long chain of physiological illusions would not allow any consistent cognizance of the external world, nor any possibility for real communication – If your triangle is my square and my triangle is someone else’s octagon, then our languages cannot meet on the ground of a common hermeneutic.
            Although we accept that the world cannot be entirely perceived in absolute clarity – a realization as old as rational thinking – there are, at the same time, intellectual instruments and methods that allow us to cross the gap between appearance and reality, without necessarily retreating into mechanistic or reductionist explanations that would lead to bizarre conclusions.[18] If we did not have intellectual tools to investigate the universe apart from our wishes, desires, misperceptions, etc., we would be fatally abandoned to a subjective physiological response to the external reality, and the entire human world would resemble a solipsistic asylum where each individual lives in some sort of a personalized cosmos generated by his/her brain and for himself/herself, therefore incapable of any real communication with others. It’s a monadic vision of the human being, a fractured interpretation of reality, where the individual is living in some sort of a cosmic theater with just one spectator. A thinking being should refuse such solitude, as it only leads to confusion, a radical separation from other humans, error and despair.




[1] Published in «The Bulletin of Computational Mathematics and Epistemology» vol. III, #49, pp.35-40, NYC, February 2018.
[2] Hypercubes, Riemann sphere, chronotope, etc.
[3] Wave–particle duality, closed timelike curves, etc.
[4] A straight line is impossible in our universe but only geodesics are possible, etc.
[5] At a fundamental level, Heisenberg proved that it’s impossible to know both the position (p) and the momentum (x) of a particle on an atomic level. Moreover, at the Planck scale, the laws of physics, as we understand them, break down entirely.
[6] Dr. Johnson, a champion of naïve realism, believed he had refuted Berkeley’s thesis of the non-existence of matter just by kicking a stone and spouting: “I refute it thus.”
[7] See also S. Caldarella, The Empty Campus, Dark Age Publishing, Princeton 2016.
[8] Usually translated as “To be is to be perceived.”
[9] In many ways, Descartes reacts to the uncertainty of perception when he is looking for a certain ultimate ground with his res cogitans.
[10] Once again, a disguised Darwinian doctrine emerges here. From the epistemological side, Niels Bohr was the greatest critic of any representation of atomic realities: “We must be clear that when it comes to atoms, language can be used only as in poetry.”
[11] Plato rejected the idea that knowledge can be identified with perception (αἴσθησις): see Theaetetus 184b-186e.
[12] The axiom was first posited through a Scholastics interpretation of Aristotle, was later put forth again by Pierre Gassendi, then by John Locke (“There appear not to be any ideas in the mind before the senses have conveyed any in,” An Essay concerning Human Understanding, II, 1, 23), and was finally taken up by Gottfried Wilhelm Leibniz with the addition, “nisi ipse intellectus.
[13] A conceptual attitude that can easily be converted into support of any kind of authoritarianism.
[14] In mathematics, for example, the equations can reveal things of which we were not aware before performing the calculations, so our wishes or preconceptions play little role in the logical conclusions. As a major example, we can recall the discovery of irrational numbers, made by the Pythagoreans: they wanted the world to be commensurable, but mathematics taught them otherwise.
[15] Luke 17:21.
[16] But if consciousness is an illusion, who is making this statement and what legitimacy does it have? Logically such a statement has the form of a self-referential paradox similar to when people declare that “all truths are relative,” without realizing that for such a statement to be valid, there must be at least one truth that is not relative, and that’s the truth stating that all truths are relative. See also the Epimenides paradox that tricked even Saul of Tarsus (Epistle to Titus, 1:12–13).
[17] It’s called “the internal model” or “mental model.” Optical illusions are examples of how the “internal model” works.
[18] I believe this attitude of viewing reality as a pure solipsistic product of our brain is deeply influenced by the modern predominance of sophistry that allows people to believe it is legitimate to say that there is “your truth” and “my truth,” “your logic” and “his logic.” Therefore it seems plausible that there is even “your world” and “my world,” which is a radical non-communication among human beings.