Stanno succedendo troppe cose ed il tutto accelera, mentre i cittadini non sembrano più in grado di risvegliarsi dal torpore in cui sono stati gettati grazie all’uso di strumenti di manipolazione efficienti e tecnologicamente organizzati. Ovunque si guardi si assiste ad uno sfaldamento dei princìpi civili e democratici come se tutto questo fosse normale o, come dicono gli assisi sui troni della politica, parte di una “nuova normalità”. I rapporti sociali e comunitari stanno deteriorando a vista d’occhio e questo anche perché la comunicazione è stata ammorbata dall’ideologia. In una comunicazione infetta nessuno ascolta più l’altro, questo significa che, attraverso l’iniezione dell’ideologia, la parola cessa di veicolare contenuti e serve, tutt’al più, come strumento di rafforzamento di posizioni cristallizzate attraverso l’uso di slogan, parole chiave, falsificazioni varie e cliché, ossia una comunicazione vuota e non più in grado di costruire discorsi di senso basati sui fatti e sulla razionalità. Da questo punto in poi tutto diventa possibile, l’antidemocrazia può fregiarsi del nome di democrazia, il delirio può aspirare alla cattedra della sanità mentale, la menzogna vestire i panni della verità. La gravità di questa situazione non viene però percepita come dovrebbe poiché l’immenso, quanto devastante, rumore di fondo dell’industria culturale impedisce che persino l’evidenza possa esser additata come tale, favorendo così il proliferare di qualunque fantasia o arbitrio, purché non indirizzino l’individuo verso lidi reali ed utili al suo sviluppo spirituale e culturale. In particolare in questo periodo storico, persino riportare dei fatti o delle verità, magari relativi a delle statistiche politicamente scomode, può diventare legalmente punibile già in molti stati occidentali.
Nel contesto di questa devastazione si pone l’ennesima parodia messa in scena da una serie di comparse le quali ormai occupano con prepotenza la scena ed hanno tirato fuori, dal cappello pieno di serpenti dell’odio, la favola surreale secondo cui alcuni poverelli di Gaza sarebbero stati violentati da cani addestrati a tal fine dall’esercito israeliano! Questa sciocchezza colossale e rivelatrice del livello assurdo e fuori di senno delle fantasie anti-israeliane è stata persino messa nero su bianco, da un certo Nick Kristof, sui cui trascorsi non ci soffermeremo, sul New York Times. Il fatto sarebbe già in sé di una gravità unica se non fosse che il giornale newyorkese, di fronte alle proteste e denunce, tra cui anche quella per calunnie da parte dello Stato d’Israele, ha raddoppiato confermando l’immaginaria veridicità della non-notizia! A questo sono ridotte le fonti della presunta informazione nell’epoca contemporanea. Come meravigliarsi, poi, che la cittadinanza sia talmente confusa su questi temi?
La parola con cui si comunica e ci si esprime è stata violata, squassata, sconquassata. Il linguaggio viene abusato e devastato, sconvolto fino a diventare manchevole della sua coerenza essenziale. Per questo, contro Israele, si ripetono chiacchiere assurde quali “genocidio”, “apartheid”, “colonialismo” ed ora ci si mettono persino i cani stupratori! Le sciocchezze che circolano in questi ambienti sono sempre corbellerie da trogloditi, ma cosa rispondere? Come rispondere? In realtà non si può rispondere perché chi ripete assurdità si è già da tempo separato dall’ambito del discorso che può crescere solo sulla condivisione logica e razionale: un cane stupratore è come un unicorno verde, cosa gli si può rispondere? Questo avviene proprio perché è stato, in primis, vituperato il significato delle parole e, conseguentemente, la comunicazione. Uno scempio terribile e radicale i cui effetti si ampliano e metastatizzano davanti agli occhi di tutti. Questo celebrato Kristof, autore di tale perla sul New York Times, è anche sposato con la signora Sheryl WuDunn, la quale, curiosamente, è stata nominata vicepresidente del Comitato esecutivo (Board of Overseers) dell’Università di Harvard per l’anno accademico 2026-2027. Il Board of Overseers non solo traccia le direttive per l’intera università, ma controlla anche la maggior parte dei finanziamenti. Si deve qui osservare che, da quasi tre anni, l’università di Harvard, insieme ad un gran numero di altri college americani, è oggetto di indagini per casi di antisemitismo e violenze contro studenti di origine ebraica. Diventa allora rilevante notare che il marito della nuova vicepresidente del Board of Overseers di Harvard ritiene che l’esercito in Israele addestra dei cani a diventare degli stupratori! Chi verrà nominato per il prossimo anno accademico? Uno che crede alla terra piatta, oppure un esperto di unicorni, fate e folletti?
Ad una persona autenticamente razionale mancano ormai le parole per venire a patti con la modernità in cui arrivano persino a ripetersi i copioni barbarici dell’odio antisemita che si credeva, quantomeno in Occidente, la storia avesse ormai seppellito sotto le ceneri della Shoah. Questi eventi, la violenza al senno ed al significato, le nuove squadracce per le strade, pur nel loro squallore e nella loro miseria, sono indicativi di una pericolosissima situazione cognitiva poiché ripetono, mutatis mutandis, copioni il cui finale tragico è già noto. L’antisemitismo è la forma finale dell’alleanza tra malvagità e stupidità e questo lo si sarebbe dovuto capire, non vi sono più scuse per non capirlo e cambiare la parola “ebreo” con “sionista” è un trucco buono solo per i babbei! George Orwell, come se avesse avuto sentore che un giorno sarebbero arrivati i cani stupratori, definì questa mentalità perfettamente quando scrisse, a proposito degli antisemiti di allora, un’analisi che si attaglia perfettamente al presente ed a molte leggende strabilianti di cui al momento straripa la non-comunicazione generalista. Nel saggio Antisemitism in Britain, apparso nell’aprile del 1945, Orwell scrisse: “uno dei tratti distintivi dell’antisemitismo è la capacità di credere a storie che non potrebbero in alcun modo esser vere (one of the marks of antisemitism is an ability to believe stories that could not possibly be true)”. Del resto, cosa si potrebbe immaginare di più strabiliantemente falso dei cani stupratori? Eppure, se date una sbirciatina online, troverete un esercito di trogloditi che continua a ripetere, insieme ad altre, questa ciclopica panzana.